Scrivere di tè è più o meno scrivere del niente. Scrivere di tè è parlare di acqua calda, qualcosa di inconsistente, di impalpabile. Scrivere di tè è perdersi un istante nel fumo che sale leggero, vapore che brucia, che porta con sé lievi sentori, ricordi di esperienze vissute altrove. Scrivere di tè è un non scrivere, e, per me che non sono uno scrittore è forse l’unico modo di scrivere. Per scrivere di tè non bisogna prendersi troppo sul serio, perché, sono parole fatte della stessa sostanza dei sogni. Ed allora sogniamo, cerchiamo di raccontare questo momento, mettiamo tutto l’impegno possibile nel preparare il prossimo tè, e poi abbandoniamo, dimentichiamo, prendiamoci in giro da soli, cerchiamo l’illusione di raccontare un sorso di tè, di bloccare un momento che non esiste, di catturare una sensazione che per sua stessa natura è transeunte, passeggera, già passata, scappata, già ricordo… Scrivere di una tazza di tè è ri-velare, è indossare un velo, illudere la mente con il gioco della sensazione dell’acqua calda, mentre in fondo all’anima cerchiamo solo un attimo senza tempo, un sorso di infinito.

 

Origine: Monti Wuyi, Fujian, Cina
Produttore: ?
Acquistato da: Namastey  – Tè rosso

Jin Jun Mei – Namastey (photo © Christian Nicita)

Jin Jun Mei – Namastey (photo © Christian Nicita)

3 gr in teiera di vetro da 210 ml (7oz) acqua Santa Maria 90°.

I – 20’’ :: oro rosso.
Intenso, complesso: l’impatto è duro, si è assaliti da una inaspettata valanga di terra appena zappata, ma subito si scoprono impigliati in questa coltre terrosa riconoscimenti di massa di cacao e frutta secca tostata, in particolare mandorle ed arachidi; ancora troviamo riconoscimento di legno di pino, ricordi fungini, il tutto avvolto da una lieve nuance affumicata.
All’assaggio, sorprende ancora, perché invece di mostra di una delicatezza, di una classe, di una eleganza su cui non ci avrei scommesso, mi aspettavo qualche spigolo, qualche nota fuori posto, ed invece, componenti morbide e dure, unite da un corpo invidiabile sono in perfetto equilibrio. Ritroviamo durante l’assaggio tutto quanto avevamo già percepito, ma solo in maniera più delicata, più lieve, più equilibrata, così in questo trionfo di sensazioni, si fanno strada in persistenza sentori che all’olfatto non erano venuti fuori chiaramente come note floreali di rosa e fiori di ciliegio, pennellate di miele di acacia e note caramello.

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II – 35’’ :: oro rosso.
Intenso complesso. Impatto meno duro, sono decisamente dominanti le note di cacao, ma quasi fosse un cacao dolce, di cacao accompagnato da caramello, sotto questa speziatura sono in agguato note di fruttate di marasca, di arancia, e fiore di zagara e ancora miele di acacia, seguno da ultimo le note terrose.
L’assaggio rispecchia fedelmente il profilo olfattivo: morbidezza, corpo, freschezza, sapidità, tannini, sono in tutto e per tutto equilibrati e volti a rendere in bocca, in forma di liquore quanto percepito all’olfatto. Questa seconda infusione è un vero e proprio tripudio di sapore, nulla è fuori posto. In bocca si riempie, si impasta, di tutto quello percepito, a cui si aggiungono in persistenza anche più nette sensazioni floreali che all’olfatto erano un po’ nascoste sotto la coltre dei sentori più forti; in particolare sono ricordi di rosa e di fiore di ciliegio.

Nonostante non sia una gong-fu-cha in senso stretto, perché la quantità di tè rispetto la capacità della teiera non è da gong-fu-cha ho fatto già quattro infusion aumentando di 15, 20 secondi ogni volta e sto per iniziare la quinta.

Voto 5 stelle (*****) 97/100

Sull’abbinamento c’è poco da dire, eviterei la cioccolata, o proverei al limite la cioccolata bianca, ma sicuramente non farei scappare l’occasione di accendere un bel Montecristo Edmundo.

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