Due settimane, e devo chiedere scusa, ma non ce l’ho proprio potuta fare girando come una trottola da un continente all’altro. Ricominciamo, e, ricominciano in maniera leggermente diversa: non con una delle degustazioni come fatto fatto fin ora, ma neppure qualcosa di troppo diverso. Oggi parliamo di abbinamenti, parliamo di tè & …

Con l’avvicinarsi della bella stagione – anzi con la bella stagione che si è avvicinata correndo, tra un inverno che non voleva sentire ragione e una primavera che arrivata di volata e in ritardo cerca di recuperare scapicollandosi, prima che sia troppo tardi e arrivi l’estate –insomma, con le belle giornate e le calde serate qualcuno sarebbe tentato di mandare il tè in vacanza fino all’autunno inoltrato.
Allora iniziamo a parlare di tè & sigari, perché potrebbe far piacere, in queste sere non ancora afose, sedersi in veranda o sul balcone per accendersi un buon cubano.

Non sono un fumatore. Non ho mai fumato neppure una sigaretta per sbaglio, eppure, uno dei ricordi più cari, ovvero il lascito del mio incontro con quella squisita e davvero grande persona che è Ferdinando, è stata la scoperta del sigaro.  Non fumo il sigaro abitualmente, al massimo mi capita di fumarne quattro o cinque durante l’arco dell’anno. Eppure a volte mi capita di accenderne uno con piacere, e, il piacere è aumentato quando ho iniziato ad abbinare questi sigari cubani, non altro, ad alcuni tipi di tè che ne esaltano l’aroma di bocca e si fanno esaltare a loro volta dal lento fumo.

Non sono neanche un esperto fumatore di sigari, men che meno di cubani: non ho pretesa di essere preciso, né esaustivo, e abbiano pazienza gli amici catadores se non sarò molto preciso nelle mie descrizioni o nel lessico. Eppure in fin dei conti sempre di analisi sensoriale parliamo, eppure sempre un’analisi sensoriale cercherò di raccontarvi.

Wuyi Star Da Hong Pao & Partagas D no.4 (photo © Christian Nicita)

Wuyi Star Da Hong Pao & Partagas D no.4 (photo © Christian Nicita)

Il primo sigaro che Ferdinando mi fece provare fu proprio un Partagas D no.4, il suo preferito, se non ricordo male; un sigaro classico forse uno dei più fumati al mondo.

Classico è anche il tè da abbinare, Wuyi Star Da Hong Pao, una delle aziende più note per la produzione di uno dei più grandi tè cinesi.

Ma cosa accomuna un Da Hong Pao ad una sigaro cubano come il Partagas D no.4? Quando diciamo Da Hong Pao anzitutto dobbiamo pensare che stiamo parlando di un semifermentato (oolong) ad alta fermentazione, proveniente da una zona, la montagna Wu Yi, il cui territorio è molto particolare e impronta tutti i tè che vi sono prodotti, in particolari quelli destinati a diventare Da Hong Pao.

Wuyi Star Da Hong Pao (photo © Christian Nicita)

Wuyi Star Da Hong Pao (photo © Christian Nicita)

Il tè: Gong fu cha – 5,55 gr in teiera di terra di Yxing da 150 ml (5oz) acqua Sant’Anna sorgente Rebruant 90°

0 – 0; I – 20’’ ; II – 40’’; III – 1’10’’; IV – 1’40’’ …

Il complesso profilo olfattivo e di sentori che troviamo all’assaggio ci offre cacao dolce, tostatura, caffè, orzo, note di frutta secca tostata, arachidi, mandorla, pinoli, terra bagnata, legno di cedro, legno di sandalo.
In generale, fermo restando che ci sono evidentemente variazioni durante le infusioni, in bocca si presenta morbido, di corpo, fresco, abbastanza sapido, abbastanza tannico. Equilibrato, inteso, persistente.

Il sigaro, nel primo tercio è molto delicato, nette sensazioni di legno di cedro, di massa di cacao, di liquirizia, un accenno di speziatura tipo pepe non bianco non nero, il tè tra un puff e l’altro potrebbe sembrare a tratti prevalere, lasciando la bocca in alcuni frangenti un po’ amara, ma è solo un impressione, perché allontani per qualche istante tutti e due la persistenza è strepitosa, totale fusione delle sensazioni di entrambi. Anzi proprio sulla persistenza e non proprio vicino alla fumata che assaggiare un po’ di tè ne fa esaltare i sentori, ammorbidendo e velando la durezza della persistenza del sigaro; viceversa non sull’assaggio, ma nella persistenza del tè che la fumata si esalta, trovando una bocca più “morbida”, più pronta a ricevere l’aggressività. Inoltre le labbra leggermente umide, aiutano a rendere la fumata ancora più piacevole.

Nel secondo tercio, il sigaro inizia a prevalere, i sentori si fanno più forti, la speziatura aumenta diventa quasi pungente; proprio in questo momento il tè che è già mutato, sono arrivato a metà della quarta infusione, regala ancora una maggiore piacevolezza, smorzando l’aggressività e mostrandosi a sua volta più aggressivo. Il risultato è strepitoso.

Nell’ultimo tercio le cose si complicano un po’, pena anche la stanchezza del tè che inizi a farsi sentire sono arrivato alle settima infusione e nonostante un buon Da Hong Pao come questo ne permetterebbe ancora, l’abbinamento non risulta particolare piacevole, non di meno nulla potrebbe impedire a questo punto di preparare un nuovo tè o di fumare il restante e poi bere un’ultima infusione magari accompagnando con un dolce al cioccolato, o di datteri, o di fichi.