La parola è una parola equivoca, il suo significato non è per nulla chiaro.
Sempre più persone si interessano di tè, sempre più persone si avvicinano a questo mondo: questo avvicinarsi è una strada a più tappe, e ovviamente il senso di questa parola cambia, si arricchisce, lungo questa strada. Ma non è solo questo, c’è di più.
Questo di più è proprio ciò che oltre le definizioni, oltre gli studi libreschi, oltre il conoscere la botanica della camelia da tè, oltre il conoscere le varie fasi della lavorazione delle foglie di tè, oltre il sapere da dove viene un tè, oltre persino dal saperlo analizzare, rende il tè parte di chi lo beve. Parte, assimilazione e, lasciatemi dire, compartecipazione del tè alla propria vita. Da questo senso del compartecipare il tè, da bevanda, diventa qualcosa di più profondo che mette radici dentro il bevitore abituale, diventando qualcosa di più delicato di un infuso, di più intimo, di più etereo. Diventa vita!
Vita in tutti i suoi aspetti: più materiali per cercare di apportare benefici al corpo; più sottili per cercare di apportare benefici all’anima. La via del tè! No, non parlo solo del cha-do, giapponese, ma qualcosa che precede l’esperienza stessa del cha-do. Parlo del fatto che il tè letteralmente affetta la vita di chi lo beve abitualmente, in un verso come nell’altro; come questa affezione diventerà in ciascuno di noi dipende dal singolo, ma per certo non è solo acqua calda, eppure non è nulla di più, in fin dei conti, che acqua calda per il tè.

Così è interessante conoscere appassionati bevitori di tè, così è interessante condividere il tè, a prescindere dalla capacità tecnica di fare analisi sensoriale, a prescindere dal grado di raffinatezza nel selezionare le foglie, perché in quel momento si condivide qualcosa di più che la tazza di acqua calda, in quel momento nasce la poesia, in quel momento il tè diventa più che non semplice acqua calda.

E se vale quando incontriamo gli altri, vale a maggior ragione quando incontriamo noi stessi… anzi, per essere più precisi, se prima non riuscissimo ad incontrare noi stessi, non potremo mai davvero incontrare gli altri.

Sencha Fukujyu – Namastey (photo © Christian Nicita)

Sencha Fukujyu – Namastey (photo © Christian Nicita)

Origine: Giappone, monte Fuji.
Produttore: ?
Acquistato da: Namastey

5,5 gr in teiera da 420 ml (14 oz ) di terracotta smaltata, acqua Sant’Anna sorgente Rebruant 70°.

I – 2’ :: Si colora di un giallo paglierino con riflessi verdolino molto vividi.
Profilo olfattivo intenso e complesso, riconoscimenti tipici di un sencha: erba appena tagliata, clorofilla, trifoglio, alga, accenni di fieno, qualche lieve sfumatura floreale di piccoli fiori di campo e rugiada.
All’assaggio è più corposo di quello che potevamo aspettarci, ricco di oli essenziali che lo rendono grasso e morbido, dando una pseudo dolcezza che equilibra la grande freschezza e la buona sapidità, i tannini sono finissimi e delicati, bisbigliando sottovoce la loro presenza. Fine, eccellente, persistente. Sul finale di bocca ritroviamo tutti i sentori del profilo olfattivo, ma la componente floreale si fa più intensa, così come i sentori marini che vanno a comporre ricordi di una mineralità bianca, come pomice.

Voto 5 stelle (*****) 96/100

Non c’è molto da dire sugli abbinamenti, salvo che una parola: pesce! Che poi sia un crudo all’italiana lievemente agrumato, o un sushi / sashimi con zenzero o wasabi e/o soia poco importa. Ma non va sottovalutato neppure con la tempura, e considerata la grande complessità, lo vedrei anche con piatto a sua volta complesso come per esempio, come per esempio Rock Shrimp Tempura di Nobu.

Sencha Fukujyu – Namastey (photo © Christian Nicita)

Sencha Fukujyu – Namastey (photo © Christian Nicita)