Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita

Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita

Come vi raccontavo non molto tempo addietro, il mondo sta scoprendo i pu’erh. Tl mercato sembra impazzito, inondato da pu’erh in varie forme e dimensioni e annate e prezzi, tanto che sembra una babele del tè, dove cercare punti di riferimento, dove ogni sforzo viene ulteriormente frustrato da etichette scritte in quello che sembri cinese, ma che in realtà pare più che altro deliberato tentativo di rendere quasi impossibile ogni tipo di comprensione del prodotto che si vorrebbe, o che si acquisterà. I venditori, poi sono talmente prodighi di informazioni sulla preparazione – che effettivamente era un topic molto importante 15 anni fa –, ma al contempo ne danno pochissime sull’oggetto proprio della vendita, sulle caratteristiche, su chi lo ha prodotto, ecc… In tutto questo è riscontrabile uno dei problemi tipici della mentalità occidentale, tesa all’individualismo, al voler avere dettagli che per un orientale sarebbero superflui: perché nessuno potrebbe e dovrebbe mettere sul mercato un prodotto con un “proprio” marchio, di cui si debba poi vergognare, che non sia frutto di arte, artigianalità. E la preferenza di un marchio ad un altro poi sarebbero questioni secondarie, legate più che altro alle zone di produzione (potremmo dire cru, per un paragone con il concetti legati al vino, ma non solo, che anticamente, in particolare durante il medio evo, anche in occidente, nel mondo latino, derivavano da considerazioni simili) che non a chi effettivamente lo abbia prodotto. Ma il mondo, inevitabilmente sta cambiando anche in Oriente. Per cui è fondamentale saper scegliere come spendere ed indirizzare il proprio acquisto.

Oltretutto il mercato, come testé raccontavo, è sommerso e sembra che lo sarà ancora di più, perché la richiesta mondiale di pu’erh è in aumento. Per cui molti brokers stanno facendo incetta di vecchie scorte di pu’erh accantonate ovunque, comprate a prezzi a volte ridicoli, le stanno re-brandizzando – scusate l’orrendo neologismo – e le ripropongono con package accattivanti a prezzi variabili, davvero variabili. Un esempio potrebbe essere il tè di oggi che di fatto è un tè che proviene da vecchi alberi di tè, ed a giudicare dalle foglie non ho motivo di dubitarne, raccolto nel 2001, ma pressato nel 2006. Questo ovviamente cambia drasticamente l’evoluzione rispetto a quella dello stesso tè se fosse stato pressato fin dall’anno della raccolta.

Torneremo ancora a parla di pu’erh, ma intanto mi fa piacere segnalarvi questo lungo e dettagliato articolo in lingua inglese che cerca di fare un po’ il punto sullo status quo. L’articolo è del 2014, quindi non è troppo datato, molte delle considerazioni sono ancora valide, su qualche punto la vedo in maniera leggermente diversa, ma è anche giusto che sia così. Non di meno, ci sono diverse informazioni che vale la pena imparare e tenere a mente all’atto di scegliere e comprare dei tè invecchiati, soprattutto se i prezzi o troppo alti o troppo bassi – cosa che comunque non deve sconvolgere, perché come ricordavo è facile trovare vecchie ed ottime annate a prezzi abbordabilissimi – non sono un sufficiente indicatore in questo pazzo e pochi amichevole mercato.

 

Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita

Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita

 

Origine: Menghai, Yunnan, Cina
Produttore: Jiu Long Shan tea factory
Acquistato da: ebay – Royal Tea Bay – 2001 Aged Menghai Ripe Puer Tea Pie Pu’er Pu-erh tea Cake P005

Gong fu cha – 4,5 gr in teiera da 120 ml (4oz) di Terra di Yxing acqua Sant’Anna sorgente Rebruant 90°

0
I – (nessun tempo, sta indicare che come l’infusione ‘0’ anche questa è un lavaggio).

II – 20’’ :: rosso arancio, tinto di tramonto.
Abbastanza intenso, complesso, riconoscimenti tipici e lasciatemi dire tipicamente sommessi, tenui, non aggressivi: tè che maturano bene difficilmente sono intensi, ma andando avanti con gli anni notano una certa fragilità esteriore che poi però quasi contrasta con la forza che riescono ad esprimere. La nota dominante è dolciastra, ricorda mallo di noce macerato, a cui si uniscono sentori di sotto bosco, note fungine, terriccio, e ancora frutta secca in particolare ho trovato molto bella una sfumatura di fico secco, e poi ancora dattero, e mandorla lievemente tostata, pinoli tostati, accenni floreali di viola appassita e poi speziature: massa di cacao, pepe bianco, uno nononulla di peperosa e macis. Ancora terra e sabbia tra i ricordi minerali quasi deserto.
Ha una pseudo dolcezza che lo rende quasi abboccato, morbido, di corpo, abbastanza fresco, abbastanza sapido, abbastanza tannico, ma di tannini abbastanza maturi, tannini abbastanza levigati, tannini che trasformandosi, stanno trasformando questo tè, lo stanno addolcendo, lo stanno rinnovando, anche se ancora si nota che la maturazione non è ottimale, non è perfetta, c’è qualche piccola sbavatura, in una nota amara che a tratti cerca ancora di emergere con troppo ardore. Molto persistente, fine, elegante, quasi maturo. Sul finale di bocca ritornano tutti gli aromi precedentemente sentiti all’olfatto, in particolari le note di cacao amaro vengono esaltate, temperate dal corpo, dalla pseudo dolcezza, legata alle note di frutta secca matura, che resta in sottofondo senza mai abbandonare il palato. Da ultimo riemerge quando meno te lo aspetti una certa freschezza che riporta salivazione e sprigiona note insospettabili, note verdi che richiamano il mallo di noce, la mandorla acerba, che puliscono la bocca ed invogliano ad un ulteriore assaggio, che chiedono una ulteriore infusione.

III – 30’’ :: colore più scuro, più intenso, rosso arancio con riflessi granati, quasi sanguigni.
Abbastanza intenso, complesso, c’è meno dolcezza all’olfatto, il tè si veste di una mineralità lievemente ematica, di terra, di erbe aromatiche cotte, tipo timo o dragoncello, e poi di nuovo noce, mandorla, pinolo, e fico secco, e cacao, e viola appassita, quasi geranio appassito, ricordi di cereali, di frumento raccolto, quasi sentori da forno, e ovviamente sottobosco, funghi, terriccio, foglie appassite, accenni camino, di brace, una fugace nota di marzapane e poi spezie macis, pepe bianco, lievemente cannella.
L’assaggio è meno morbido, più duro rispetto al precedente, ma la pseudo dolcezza è più lieve, ma si mischia e si esalta con la sapidità che ora molto molto più piena, così che il tè sembri quasi robusto, fresco, sapido, abbastanza tannico, di questi tannini che ora sono ancora più gentili della precedente infusione. Anche in questa infusione il finale di bocca si gioca su questa nota amarostica dei tannini che ricorda la massa di cacao, che però è sempre addolcita dal corpo in sottofondo. Si ripropongono i sentori già percepiti, salvo anche in questo caso proprio in fondo il comparire di questa nota striata di verde, di mallo di noce, di mandorla acerba che pulisce il palato inondandolo di acquolina e che invoglia ad un altro assaggio, ad un’altra infusione.

Le infusioni sono continuate a lungo, ho perso il conto ma sicuramente alla sesta era ancora piacevolissimo.

Voto 5 stelle (*****) 95/100

Abbinare questo tè è difficile, ogni aggiunta potrebbe rompere l’incanto, ma personalmente cercherei cose semplici, non disdegnerei qualche tartelletta alla crema, ma senza frutta fresca, magari con frutta secca. Andrei verso pesci al naturale, magari cotti al cartoccio, magari un sarago del nostro mare.

Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita

Jiu Long Shan 2001 Aged Puerh Shu © Christian Nicita