Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)

Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)

 

In questo mondo che viviamo la tecnologia ci ha dato la possibilità di abbattere le distanze, ovviamente questo ha dei pro e dei contro. Nel passato, paradossalmente, il viaggiare aveva costi minori, anche se tempi più lunghi ed incerti. Ma soprattutto non c’era la certezza del ritorno al luogo di partenza. Ma sto divagando. Quello che voglio dire è che la possibilità, nonostante la distanza, di incontrare e leggere e guardare persone dall’altra parte del mondo che con la cultura del tè ci sono cresciuti è una grande possibilità, per chi come noi, invece il tè lo ha adottato, ma non ci è cresciuto. Dove per cresciuto intendo dire che non fa parte di quel bagaglio di sapere, che più o meno coscientemente, abbiamo acquisito durante l’infanzia. L’esempio più banale per noi italiani è la pasta! E’ davvero difficile trovare un italiano che non sia in grado, non dico di cucinare, ma di riconoscere un piatto di pasta cucinato bene da uno cucinato male. Poi, per carità il gusto personale subentra nel giudizio, ma oltre le preferenze personali ognuno di noi sa riconoscere  la pasta dalle imitazioni estere.

Nella mia personale ricerca del gusto del tè, perché come spesso ricordo il tè non è il vino o la birra, richiede un passaggio in più: la preparazione. Non basta aprire la bottiglia e sperare nella conservazione, no; dobbiamo avere foglie ben conservate e poi prenderci l’onore e l’onere di infonderle, di preparare il tè. Nella mia ricerca del gusto del tè, a volte, sono stato accusato, di usare poche foglie, di fare tè leggeri. Ovviamente io ho sempre rispedito le accuse ai mittenti quando non erano fondate, perché un conto è fare un tè che non sa di nulla, un conto è scegliere, scientemente, di ricercare una delicatezza dei sapori rispetto all’aggressività che potrebbe venire fuori. La consolazione finale sulle mie scelte l’ho avuto negli ultimi anni confrontandomi con i miei contatti cinesi, osservando, chiedendo, parlando delle quantità di tè del tipo di acqua da usare, delle temperature. E mi sono reso conto che spesso quanto si legge in giro sulle quantità di foglie da usare è molto, ma proprio molto impreciso. Per esempio quando si parla o si scrive di gong fu cha, tutti dicono che le teiere devono essere riempite per tre quarti, il che può essere vero in alcuni casi, ma non può essere una regola.
Personalmente regola che da anni mi sono dato è che più o meno un equilibrio sta in 1 grammo di tè per ogni 30 ml (1 oz) di acqua. Ma non è una regola rigida, va poi calibrata secondo del tipo di tè. Perché per alcuni tipi di tè deve essere di più, per altri di meno. Così vedere, che per esempio per i puerh shu, molti nei miei contatti cinesi usavano spesso quantità inferiori, ha confermato le mie scelte, così come per altri tè. Certo non nego che a volte la richiesta di pesare le foglie di tè debba essere sembrata strana ai miei interlocutori, che fanno per lo più tutto ad occhio. Ma invece per me è stato molto utile.

Poi ovviamente lo stile, l’impronta che ognuno vuol dare, perché se ci sono tè che non ammettono una presenza esagerata di foglie, pena la non bevibilità, ci sono anche tè che mostrano caratteri diversi a seconda dei parametri di infusioni, ovviamente entro una certa soglia.

Il tè che vi propongo questa settimana, l’ho dovuto studiare non poco prima di capirlo, prima di trovare la versione che più mi piaceva. E non è stato facile per nulla, perché in molte delle prove che ho fatto finiva sempre che mi piacessero magari la prima e la terza, o la prima e la quarta infusione arrivando a detestare, a non gustare quelle intermedie. L’equilibrio, secondo me, per me, ma non vuol dire che sia assoluto, l’ho trovato nella proposta che vi offro. Di fatto, ogni degustazione che scrivo è solo una proposta, poi sta ad ognuno provare a seguirla e poi nel caso variare, o partire da uno spunto per poi trovare la propria strada.

Ho scritto 5,5 grammi, in realtà per essere precisi erano 5,7, o se preferite, potremmo dire tra 5 e 6 grammi.

 

Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)

Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)

Origine: Mojiang, Simao, Yunnan, Cina
Produttore: —
Acquistato da: Yunnan SourcingImperial Mojiang Golden Bud Yunnan Black Tea * Spring 2016

Gong fu cha :: 5,5 grammi in teiera di vetro da 210 ml (7 oz) acqua Panna 85° gradi

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I — 10’’ :: abbastanza limpido, particelle in sospensione, tinto di giallo ambra con riflessi d’orati.
Intenso con un profumo di cioccolata in tazza, complesso fine ed elegante. Si percepiscono chiaramente aromi spezzati come la vaniglia che si mischia a note dolci di schiuma di latte e cacao, l’impronta floreale con un tenue riconoscimento di ginestra si mischia a note mielose di miele millefiori, man mano che la temperatura scende leggermente ed il tè si apre si percepiscono note di pomodoro cotto, una mineralità scusa di grafite.
All’assaggio si presenta di corpo, avvolto dalla pseudo dolcezza che armonizza le componenti più dure per un tè che si rivela essere fresco, sapido e poco tannico, in questa prima infusione. I tannini si rivelano solo dopo la deglutizione facendo da tappeto alla lunghissima persistenza, un drappo nero intessuto di note d’orate che sono gli aromi precedentemente percepiti.

II — 10’’ :: abbastanza limpido, particelle in sospensione, tinto di arancio con riflessi d’orati.
Abbastanza intenso con note di fava di cacao tostata. Questa secondo infusione si presenta con un profumo più delicato, quasi ritroso, non di meno è un profumo complesso quello che ci offre, ma che vuole attenzione, che non si vuole offrire generosamente come nel precedente assaggio. Ritroviamo gli aromi di cioccolata in tazza, di vaniglia tra le spezie, note di miele e fiori, ed ancora note minerali ed erbacee di pomodoro cotto e mandorla verde.
Anche l’assaggio meno intenso, l’inizio è giocato su note dure minerali e tanniche con un chiaro ricordo di massa di cacao, poi la pseudo dolcezza unita alla buona freschezza riequilibrano il palato che scopre si scopre setoso e lievemente increspato come un tappeto posato per permettere agli aromi precedentemente percepiti di sfilare su questo tappeto ammandorlato come su una lunga e piacevole passerella.

III — 20’’ :: abbastanza limpido, particelle in sospensione, tinto di arancio con riflessi d’orati.
Intenso, questa terza infusione si presenta generosa come la prima nei profumi, note di cacao e miele si percepiscono a bicchiere fermo. Agitando un po’ il liquore si presenta un profilo complesso ed ai riconoscimenti già sentiti in precedenza si aggiungono note affumicate da un lato e sentori dolci da forno, come biscotti all’uovo.
Anche l’assaggio si rivela di nuovo più intenso e pure più equilibrato. L’assaggio ricalca il precedente per svolgimento, ma tutto molto più intensamente. L’inizio è sapido e tannico con un intenso ricordo di cacao e tostatura, poi la freschezza e la pseudo dolcezza riequilibrano la bevuta e mostrando la grazia e l’eleganza per un tè sicuramente equilibrato, intenso, fine e persistente, di una persistenza che mischia sapientemente note dure e dolci che riportano quanto precedentemente percepito prima dell’assaggio invogliando ad averne un altro sorso per perpetrare il gioco dei ricordi.

Voto 5 stelle (*****) 95/100

Da abbinare al formaggio di pecora pepato fresco e semistagionato siciliano, come ad arancino al nero di seppia, o ancora ad una pasta con il ragù di cernia.

Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)

Imperial Mojiang Golden Bud (photo © Christian Nicita)