Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)

Da qualche anno un importante maestro giapponese di aikido viene a passare le vacanze in Sicilia in forma strettamente privata. Noi allievi del dojo Tai no sen, nel limite delle possibilità di ognuno, ci prestiamo a fare opera di servizio per il Maestro. Perché anche fuori dal tatami una persona che ha dedicato la sua vita ad un ideale, ad un’Arte, tanto da acquisirne perfetta maestria, merita il rispetto e l’opera di servizio. Così una sera, pur non bevendo vino da diversi anni ormai, mi è toccato scegliere il vino e affondare il naso dentro un bicchiere. Repetita iuvant, nel senso che  ripetere anche semplicemente dei gesti ti porta ad acquisire in maniera quasi istantanea anche un stato mentale una forma dell’anima: così quasi automaticamente, quasi in trans di fronte al pallido giallo paglierino con riflessi verdolino di un Etna Bianco 2016 di Tenuta delle terre nere mi sono trovato a snocciolare sentori che gradevolmente si presentavano al mio olfatto con la stessa confidenza di due vecchi amici che si ritrovano per caso; che un po’ imbarazzati cercano di raccontarsi degli ultimi anni, che vorrebbero riallacciare un rapporto che però non si può ricucire, che non vuole e non può andare oltre quel lieve fugace incontro di odori.
Perso in questi pensieri, mentre la moglie del Maestro da un lato traduceva quello che io dicevo in italiano, dall’altro alcuni compagni del dojo, invece, mi prendevano in giro, malamente imitando quell’Antonio Albanese che malamente imita un sommelier. Tra il serio ed il faceto è scoppiata una piccola risata anche da parte mia! Ricordo quando ero lontano dall’essere un sommelier, in quel periodo lavoravo in Datamat, erano i primi anni 2000 e un collega aveva, chissà poi perché, in ufficio una guida di Veronelli da cui a volte, senza motivo apparente, declamava improbabili descrizioni di vini e territori.

Allo stesso modo, mi immagino che non poche persone possano sorridere al mio modo di raccontare e descrivere il tè. E sinceramente parlando mi sta bene così. No, non mi offendo, non mi prendo tanto sul serio da non sapere che è un gioco quello dei riconoscimenti olfattivi. Quello che scrivo è a beneficio di chi possa coglierne anche solo uno dei riconoscimenti che racconto, che possa provare a seguirmi nella descrizioni delle sensazioni tattili. Ovviamente non è pura fantasia, ma sicuramente c’è una componente di suggestione nella descrizioni del degustatore. Il lettore, in questo caso, ma anche chi segue una degustazione dal vivo, è colui che è ben disposto a lasciarsi guidare dentro un mondo segreto filtrato dai sensi e dall’anima del degustatore. Ma questo lavoro va fatto con una pesante leggerezza di intenti, guai a prendersi davvero troppo sul serio. E’ un gioco, a cui si può giocare in tanti modi: molto dipende dal momento, dall’occasione, persino dal tempo per i meteoropatici.

Il tè di questa settimana è un primo raccolto 2017 di Da hong pao sempre “prodotto” da Morima Tea, perché da quasi dieci giorni la dogana tiene in ostaggio un pacchetto con altri tè, mentre un terzo che mi è arrivato qualche giorno fa il produttore non mi ha inserito alcuna nota specifica su come contattarlo, nel caso qualcuno volesse.

Ho scritto “prodotto” tra virgolette, perché a seguito dei dubbi della settimana scorsa sull’importante crescita di produzione di questa giovane ed interessante azienda ho chiesto a Daniel, uno dei soci, come questo fosse possibile. Lui in piena onestà mi ha risposto che i loro giardini, quelli di proprietà sono solo nella zona dove producono, mentre il resto sono in affitto o raccolti da subproduttori selezionati da loro stessi.

Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)

Origine: Wuyi Mountains, Fujian, Cina
Produttore: Morima Tea
Raccolta: Primavera 2017
Acquistato da: Morima Tea —Da Hong Pao
Gong fu cha  5 grammi in teiera di terra di Yxing da 150 ml (5oz) acqua Panna 90°

0 ::
I — 10’’ :: Limpido, tinto di bel arancio pieno di luce.
Intenso, complesso, fine ed elegante. Di primo acchito avvicinandoci al bicchiere percepiamo intense note di arachidi e poi una inaspettata ma piacevolissima nota di fragolina di bosca. Agitando un po’ il calice e lasciando che la temperatura scenda, i sentori di arachidi e frutta secca esplodono in tutta la loro complessità insieme a note tostate che ricordano il cioccolato, oltre questo velo di tostature vengono fuori sentori floreali con netti ricordi di malva e garofano, quindi ricordi di piccoli frutti rossi, come già sentito a bicchiere fermo, in particolare la fragolina di bosco ed i mirtilli. Ricordi scuri, minerali con accenni di ferro e ruggine e poi terrosi di terra dissodata e lievi note fungine chiudono il pannello aromatico.
L’assaggio si rivela più morbido di quanto non mi aspettassi. Di corpo, abbastanza fresco, abbastanza tannico, abbastanza sapido. Equilibrato, abbastanza intenso, anche se mi aspettavo di più durante la bevuta, dove il tè sembra mancare di personalità rispetto a quanto percepito precedentemente. Persistente, sul palato si avvertono i tannini su cui ritornano i sentori già percepiti all’olfatto a cui si uniscono piacevolissimi sentori mentolati che si uniscono ai ricordi di cioccolato e di fragoline di bosco.

II — 15’’ :: Limpido, tinto di arancio.
Intenso, complesso, fine. Ricordi di tostatura, in particolari arachidi tostati sono il benvenuto di questa seconda infusione, a cui si affiancano fin da subito, sentori più scuri e minerali con ricordi di terra dissodata. Agitando il calice sbuffi cioccolatosi si offrono generosamente. Andando più a fondo ritroviamo sul fondo di tanta cioccolosità anche i ricordi di piccoli frutti rossi, mote di mandorla dolce di mischiano alla cioccolata, accenni di carrubba. Fatico a ritrovare invece i sentori floreali, che emergono ma solo quando la temperatura del liquore è scesa di diversi gradi.
Anche questo secondo assaggio pecca un po’ di giovinezza, come se l’olfatto offrisse un potenziale che ancora non è del tutto presente all’assaggio. Abbastanza morbido, fresco, abbastanza tannico, abbastanza sapido. Note fresche dominano la bevuta insieme ad accenni di tannini su toni verdi. Equilibrato, abbastanza intenso, persistente, dove la persistenza, dominata da piacevolissime note di caffè verde e cioccolata risolleva un po’ la bevuta che, intendiamoci non è spiacevole, ma neppure entusiasma, se dall’odorare si potesse passare direttamente alla persistenza non avremmo tolto nulla a questo tè, che resta comunque un buon tè, sicuramente fine, ricordiamoci che stiamo parlando di un raccolto primaverile.

III — 30’’ :: Limpido, di arancio.
Intenso, complesso, fine. L’olfatto ricalca molto la seconda infusione, l’unica differenza è che ora emergono con più forza note minerali che ricordano il ferro.
L’assaggio, invece, risulta leggermente più intenso, ma lo schema è quello della seconda infusione pure in questo caso, unica diversità è che nonostante la morbidezza note pungenti che ricordano al liquirizia accompagnano la bevuta, che resta sempre delicata, ma ora è anche elegante.

Nel complesso un buon tè, forse un po’ giovane, andrà riassaggiato tra qualche mese, e magari dello stesso giardino potrebbero essere ancora più interessanti i raccolti autunnali. Staremo a vedere.

Voto 5 stelle (*****) 93/100

Abbinamento: dolci alla crema, pancake con sciroppo d’acero, risotto con cozze e patate o zuppa di cozze e patate.

Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Da hong pao 2017 (photo © Christian Nicita)