Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)

Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)

C’è sempre una prima volta nella vita: questa è la mia prima volta con questo puerh dentro il mandarino verde. Saranno ormai due annetti che li vedo girare nelle foto dei miei contatti su instagram, a dire il vero, a tutt’ora, non saprei dire se siano una novità del mercato o qualche pratica già attestata che ha solo avuto una svolta commerciale. Ho provato anche a chiedere a qualcuno dei miei contatti cinesi, ma sinceramente parlando ho raccolto storie diverse erano diversi. Che poi, in realtà, dal mio punto di vista non è poi così importante sapere se sia nato prima l’uovo o la gallina, se questa sia una novità o una pratica storicamente attestata. Meglio, conoscere la storia della produzione di un tè può sicuramente aiutare a conoscere la sua bio-diversità, come il terroier ed i medotodi di produzione impiegati, ma oltre questo, dal punto di vista del gusto, ciò che massimamente ricerchiamo è il buono. Ed il buono, quando è davvero tale, non potrebbe essere artefatto. Perché, insisto anche oggi su questo concetto, il buono non è, e non può essere, il mero gusto personale. Ma il riconoscere il buono è un processo che sicuramente passa dal gusto personale, ma che poi deve, in qualche modo, trascendere e guidare ad una comprensione di ciò che si ha di fronte nel piatto, o nel bicchiere. Uno dei miei maestri, lo chef Igles Corelli, durante le lezioni alla scuola del Gambero Rosso, più di una volta ci ripetè che fatto 100 di un buon piatto, la materia prima incide per un buon 70%, mentre il cuoco, invece, con il suo lavoro al massimo di un 30%. Ora il degustatore è colui che deve, in prima battuto, riconoscere quel 70% della materia prima e vale quando si assaggia un piatto, distinguere la materia prima dalla creatività dello chef e dal lavoro di cucina; vale quando si assaggia un vito, distinguere la bontà della materia prima, l’influenza del terroir, della stagione e poi il lavoro in cantina; deve valere quando si beve un tè! Riconoscere la bontà della materia prima, le foglie, rispetto alla preparazione è fondamentale. Poi può intervenire il gusto personale, che ci può dire, a presceindere da tutto, quello che sto assaggiando al mio palato non dispiace, o più semplicemente questo è quello che preferisco.

Fatto sta che invece ora, mi ritrovo per le mani due campioni di questo tè da due fonti diverse. Quello che assaggiamo questa settimana proviene da uno dei “miei luoghi romani” del tè: Namastey, le vie del tè.

Non nascondo che essendo questa una prima volta, prima di affrontare l’infusione ho dovuto fare delle ricerche. In realtà, non sentomi mai arrivato, non ritenendomi una nessuna autorità, spesso faccio ricerche, ovvero guardo come fanno gli altri, leggo le recensioni e le riflessioni, e poi per primo cerco il confronto, salvo poi decidere, più o meno scientemente, che  secondo me sia più piacevole, o più in linea con il mio stile una modalità, una scelta rispetto ad un’altra.
Per questo tè mi è stato, ancora una volta molto utile il sisto steepster, ed ancora una volta il rammarico per avere un account che di fatto non aggiorno da anni. In particolare le riflessioni del mio contatto AllanK, che già conoscevo perché è uno dei miei storici contatti anche su instagram, sono state molto utili, rispetto a quanto riportato su alcuni website di venditori. L’esperienza paga! Scambiare esperienza, anche in un confronto a distanza, diventa fondamentale.
Le mie conclusioni sono state quelle che leggerete più in basso, ovvero un mandarino intero (10 grammi circa) in 210 ml di acqua a 95 gradi. Ma perché? Di fatto ho visto che rispetto al tè Allan, ma non solo lui utilizzava una proporzione standard di circa 1 grammo di tè, o poco più, ogni 30 ml (1 oz) di acuqa, a cui poi aggiungeva 1 grammo circa di buccia di mandarino in 160 ml di acqua. Avendo per le mani un mandarino di circa 10 grammi e una teiera da 210 ml, anche contando 3 o 4 grammi il mandarino e quindi 6 o 7 grammi di tè avrei potuto provare a fare una infusione con il mandarino intero, che scenograficamente aveva anche un suo perché. Scenografia a parte dopo la prima infusione molto mandarinosa, me ne ero un po’ pentito, ho pensato che avrei fatto meglio a spaccare il mandarino, pesare il tè ed aggiungere un po’ di buccia. Ma ormai il danno era fatto. Alla fine come vedrete, nel susseguirsi delle infusioni ci sono stati dei cambiamenti anche interessanti, che mi hanno, alla fine reso felice dell’assaggio. Ma indubbiamente la prossima volta, anche solo per curiosità, proverò a spaccare il mandarino e procedere, con la stessa proporzione in maniera diversa, ovvero riducendo la buccia di mandarino.

Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)

Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)

Origine: China
Produttore: —
Raccolta:  —

Acquistato da: Namastey, Roma

Gong Fu Cha 10 grammi in teiera di vetro da 210 ml (7 oz) acqua Panna 95°

0 ::
I — 15’’ :: limpido, tinto di arancio con lievi riflessi rosa/rossi.
Intenso, piacevoli sensazioni agrumate di mandarino emergono insieme al calore dal centro del calice. Abbastanza complesso, non è facile andare oltre la coltre agrumata, ma man mano che la temperatura scende è possibile percepire sentori floreali come geranio e zagara ovviamente, note lievemente spezziate che possono ricordare il coriandolo ed il cardamomo, accenni di affumicatura.
L’assaggio è morbido, amabile, quasi abboccato; con medio corpo, abbastanza fresco, abbastanza tannico, abbastanza sapido. Abbastanza equilibrato, nonostante la presenza del mandarino abbastanza intenso, perché non esplode che ci aspetterebbe in bocca, non come fanno molti aromatizzati, il che da eleganza; persistente, ha una buona lunghezza tutta giocati sui toni agrumati, floreali e questa nuance leggermente affumicata che di tanto in tanto si intravede. Sicuramente un tè fine, come mi diceva giustamente anche Daniela, per chi si vuole avvicinare ai tè puri.

II — 30’’ :: limpido, tinto di arancio dalle sfumature rosse.
Intenso, agrumato e miele di zagara. Abbastanza complesso, ancora note floreali di geranio, ricordi di spezie cardamomo e coriandolo, sbuffi affumicati.
Morbido, quasi amabile, meno dolce della precedente infusione; di corpo, abbastanza fresco, tannico, abbastanza sapido. Abbastanza equilibrato, abbastanza intenso. Persistente note di pepe bianco pizzicano il palato movimentando un assaggio non particolarmente significativo, dai bordi del palato emergono note di finocchio, e poi accenni di anice, che in qualche modo svegliano dal mandarinoso torpore in cui eravamo caduti, quindi accenni di liquirizia. Così questo tè che sembrava scontato già in questa seconda infusione inizia invece a sorprendere de invita al riassaggio ed invita ad una ulteriore infusione. Fine, ed inizia a mostrare anche una certa eleganza e profondità tra le pieghe aranciate.

III — 45’’ :: limpido, tinto di arancio dalle sfumature rosse.
Intenso, ancora ovviamente note agrumate di mandarino a cui si affiancano sentori di erbe aromatiche. Agitando il bicchiere il tè sempre abbastanza complesso, ma i riconoscimenti cambiano ora si percepiscono timo limonino e origano fresco, prezzemolo e/o cerfoglio. Ricordi di orto tra terra e note di finocchio. Note più dolci ancora persistono in sottofondo tra cui miele di zagara ed accenni floreali tra cui inaspettatamente troviamo il sambuco.
L’assaggio è sempre morbido, amabile, di corpo, ma più fresco, sempre tannico, sapido abbastanza sapido. Più equilibrato, nel senso che il mandarino lascia spazio ad altri sentori più freschi, come avevamo percepito sul finale della precedente infusione che bilanciano e danno slancio alla bevuta regalando piacevolezza ed eleganza. Intenso, persistente. Nel complesso un tè fine e con una sua certa eleganza sui toni d’arancio.

IV — 60’’ :: questa è stata straordinaria, purtroppo mi ero già messo a fare le foto, quindi sono riuscito ad assaggiare, ma sicuramente ha fatto conquistare punti a questo tè.

Dopo la quarta sono andato aumentando ancora i tempi, prima 2′ per la quinta, poi non ho preceduto con regolarità, ma ancora la decima infusione era molto piacevole, credo che si potesse continuare. Daniela mi parlava anche di diciotto infusioni.

Voto 5 stelle (*****) 92/100

Abbinamento: Pesce al cartoccio con erbe aromatiche, pasta con le vongole, dolci a base di pasta di mandorla o di pasta di pistacchio.

Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)

Chenpi PuErh (photo © Christian Nicita)