Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)

«Non intratur in veritatem nisi per charitatem», dice una celeberrima sentenza di Sant’Agostino (Contra Faustum, XXXII, 18), spesso incompresa, spesso citata a sproposito. Non si entra nella verità, che poi è conoscenza di qualcosa, senza la carità, che non vuol dire elemosia, non si può ridurre a questo ultimo senso, ma che è una forma di amore, l’amore più puro. La domanda che segue, o che dovrebbe seguire visto che molti non se la pongono, è: la carità di chi? L’amore di chi? La risposta, per parte sua, Agostino ce la offre nel De Magistro. Poco importa che questo maestro in alcuni casi sia un vero e proprio guru vero e proprio o più semplicemente un upaguru, usando due termini tipici della tradizione indù. Quello che importa è che per imparare, per accedere una forma di conoscenza serve l’amore, la carità, di un maestro, di un insegnante, di un iniziatore. Il fai da te, il chi fa da sé fa per tre, l’onanismo cognitivo tanto caro alla nostra cultura contemporanea, tradizionalmente non è contemplato né in Occidente, né in Oriente. Sulla via del tè, alle nostre latitutini, il ruolo del guru, almeno inizialmente, lo svolge il più dele volte il proprietario del negozio da cui acquistiamo il tè, poi libri, forum, comunità, hanno un ruolo più di paragonabile a quello dell’upaguru. Almeno fino a che non diventiamo capaci di camminare da soli; almeno fino a quando non troviamo il nostro maestro interiore, ovvero fino a quando non accumuliamo talmente tanta esperienza da poterci permettere il lusso di rischiare, di saper discriminare tra un tè ed un altro, tra una notizia corretta ed una incompleta o del tutto sbagliata. Ma anche in questo caso la ricerca del confronto, il dialogo in assoluto spirito platonico, non dovrebbe mai essere messo da parte. Soprattutto gli appassionati bevitori di tè dovrebbero saperlo, dovrebbero sapere che condividere non vuol dire tenere lezioni, non vuol dire parlare a senso unico, non vuol dire darsi delle arie di qualche tipo. No, il tè, parafrasando non so chi, in fondo è un tipo amore liquido, è carità stessa che viene concessa dalle foglie attraverso l’acqua; è amore di chi ha contivato e raccolto e lavorato quelle foglie; è amore di chi lo ha preparato e servito. E’ silenzio dell’io, affogato in una tazza, ammaliato dagli odori che raccontano di contrade lontane, incantenato tra i vapori che lenti si sollevano ed uniscono la terra al cielo. Condividere geniuinamente questa passione, senza pretese, senza sentirsi migliori, senza dari delle arie dovrebbe essere la forma di amore che accomuna i bevitori di tè.

Questo mese vi propongo un tè nero/rosso, un raccolto primaverile di Jin Jun Mei, che di fatto è un tè che sarebbe destinato ad essere un Lapsang Souchoung di qualità, ma a cui manca l’affumicatura. Oltre ad essere un tè molto interessante in sé e per sé, come potete vedere in fondo dal punteggio mi ha proprio entusiasmato questo prodottto da Morima Tea, più degli altri che avevo assaggiato in precedennza; ma oltre la bontà del tè, dicevo, che questo è interessante perché aiuta a capire di cosa davvero dovrebbe sapere un buon Lapsang Souchoung, e cosa in un Lapsang Souchoung è imputabile all’affumicatura e quanto invece è lavorazione e territorio.

Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)

Origine: Wuyi Mountains, Fujian, Cina
Produttore: Morima Tea
Raccolta: Primavera 2017
Acquistato da: Morima Tea — Wuyi JinJunMei
Gong fu cha4,5 grammi in teiera di vetro da 210 ml (7oz) acqua Panna 95°

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I — 6’’ :: particelle in sospensione, tinto di arancio con riflessi d’orati.
Intenso con netti riconoscimenti floreali di rosa; complesso, agitando il calice, man mano che la temperatura scende, si viene assaliti da ricordi che richiamano alla mente il legno di pino, la cioccolata, accenni di china, il miele, il sesamo, la zucca stufata, note di pomodoro cotto, il tamarindo; aspettando ancora un po’ note più dolce di pane in pasta. Decisamente un bouquet fine.
Secco, abbastanza morbido, di corpo, fresco, sapido, poco tannico. Equilibrato e intenso. Persistente, note resinose reggono la persistenza, si percepisce come il lapsang souchoung sia qui in nuce, a meno della affumicatura; meglio si comprende all’assaggio come quando è fatta bene l’affumicatura non può che migliorare questo tè dandogli una profondità che qui è accennata, mentre si espande gradevolmente sul piano orizzontale. Decisamente un tè eccellente.

II — 9’’ :: particelle in sospensione, tinto di arancio con riflessi d’oro rosso.
Intenso e complesso. L’impatto, come nella precedente infusione è floreale con ricordi di rosa, anche se meno intensi nella singola componente, a cui però si aggiungono sbuffi tra la vaniglia e l’agrume. Agitando il bicchiere viene fuori ancora una buona complessità, che ricalca quanto avevamo precedentemente sentito: legno di pino, cioccolata, china, miele, zucchero muscovado, sesamo, zucca stufata, accenni di agrumi come tamarindo, sbuffi di liquirizia e note di tostatura tipo arachidi tostati. Fine.
Secco, abbastanza morbido, di corpo, fresco, sapido, poco tannico. Equilibrato, intenso e persistente. Ancora una infusione eccellente.

III — 12’’ :: particelle in sospensione, tinto di arancio con riflessi d’oro rosso.
Intenso e complesso. Ritorna più netto il sentore di rosa come impatto. Agitando il bicchiere invece il profilo olfattivo ricalca quello delle precedenti infusioni. A cui aggiungerei sul finale quando la temperatura si è ormai ben abbassata e si è pronti all’assaggio anche un timido ricordo di lavanda ed accenni di tabacco da pipa. Anche questa infusione ha un profumo decisamente fine ed elegante.
L’assaggio si presenta in questa terza infusione decisamente più delicato che nelle altre due. Secco e morbido, di corpo. Fresco, abbastanza sapido, abbastanza tannico: i tannini, in questa infusione, si sentono di più, ma non perché ce ne siano di più in assoluto, ma iniziano a dare un contributo evidente alla bevuta; tannini che comunque sono molto fine ed eleganti, più di sapore che non di struttura. Comunque una infusione equilibrata, intensa-abbastanza intensa, piacevolmente persistente. Spiccano in persistenza le note di legno di pino, che acquistano naturalmente un sentore quasi affumicato. Fine ed elegante, quasi eccellente.

Le infusioni possono continuare aumentando di 3’’ ad infusione o anche 5’’ per in più arditi.

Voto 5 stelle (*****) 96/100

Abbinamento: focaccia semi integrale con patate, carote, ricciola e formaggio pepato; biscotti specoolos; pasta di mandorla.

 

Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)

Morima Tea, Jin Jun Mei 2017 (photo © Christian Nicita)